L’INPS ha recentemente fornito indicazioni cruciali in merito all’incentivo al posticipo del pensionamento, una misura che offre vantaggi significativi per i lavoratori prossimi alla pensione.
Grazie a questa opportunità, chi decide di continuare a lavorare pur avendo maturato i requisiti per la pensione anticipata può aumentare la propria retribuzione netta, rinunciando ai contributi previdenziali che normalmente sarebbero trattenuti dal datore di lavoro.
L’incentivo, previsto dalla Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025), è stato pensato per favorire la permanenza nel mercato del lavoro, offrendo un vantaggio immediato in busta paga. La misura è stata estesa con le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2025, ampliando la platea di beneficiari: non solo i lavoratori che accedono alla pensione anticipata flessibile, ma anche coloro che maturano il diritto alla pensione anticipata ordinaria.
Come funziona l’incentivo
Il meccanismo è semplice ma offre un vantaggio economico immediato. I lavoratori che maturano i requisiti per la pensione anticipata flessibile o ordinaria e scelgono di posticipare la pensione possono rinunciare alla quota di contributi a loro carico, con una conseguente aumento della retribuzione netta.
Il datore di lavoro non è più tenuto a versare la parte di contributi previdenziali a carico del lavoratore, ma la stessa somma viene corrisposta direttamente in busta paga. Importante sottolineare che queste somme non sono soggette a tassazione, in quanto non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente, in base all’articolo 51 del TUIR.

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Se un lavoratore decide di aderire a questa opzione, il risultato è un incremento netto della sua busta paga, senza il versamento dei contributi previdenziali, che altrimenti andrebbero all’INPS. Questo vantaggio, tuttavia, non è senza conseguenze. Sebbene si ottenga un aumento immediato della retribuzione, rinunciare ai contributi a proprio carico può ridurre l’importo futuro della pensione.
L’incentivo resta una scelta vantaggiosa per molti lavoratori, specialmente quelli vicini alla pensione, che potrebbero trovarsi in una fase di carriera in cui l’aumento immediato dello stipendio ha una valenza pratica maggiore rispetto alla pensione futura.
Chi può beneficiarne
I lavoratori che maturano i requisiti per la pensione anticipata flessibile (62 anni di età e 41 anni di contributi) entro il 31 dicembre 2025, o i lavoratori che acquisiscono il diritto alla pensione anticipata ordinaria (41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, 42 anni e 10 mesi per gli uomini) entro il 31 dicembre 2026, possono beneficiare di questa misura.
Immaginiamo un lavoratore con uno stipendio lordo di 2.000 euro mensili. La quota contributiva a suo carico ammonta a circa il 9,19%, ovvero circa 184 euro. In una situazione normale, questi 184 euro verrebbero trattenuti e versati all’INPS, riducendo lo stipendio netto.
Se il lavoratore sceglie di aderire all’incentivo, il datore di lavoro non verserà più i 184 euro all’INPS e il lavoratore riceverà invece quella somma direttamente in busta paga, netta e non tassata. Il risultato? Un aumento di 184 euro al mese, migliorando immediatamente il suo stipendio senza impatti fiscali.








