Fisco e Tasse

Stangata sul fumo: aumenti fino a 30 centesimi, ma il peggio deve ancora arrivare

Non si tratta però di un aumento isolato, ma di un tassello di una strategia più ampia che punta a ridisegnare nel tempo il mercato
Il peso delle tasse nel prezzo finale (www.ascosim.it)

Dal 15 aprile 2026 il costo delle sigarette in Italia è salito ancora, con rincari che in alcuni casi raggiungono i 30 centesimi a pacchetto.

Non si tratta però di un aumento isolato, ma di un tassello di una strategia più ampia che punta a ridisegnare nel tempo il mercato del tabacco, incidendo sia sui consumi sia sulle entrate fiscali dello Stato.

L’intervento si inserisce infatti in un piano triennale previsto dalla legge di Bilancio, che introduce incrementi progressivi fino al 2028. Nel 2026 l’aumento medio è di circa 15 centesimi, destinato a crescere nei prossimi anni fino a sfiorare i 40 centesimi complessivi per ogni pacchetto.

Il dato che emerge con maggiore chiarezza riguarda la struttura del prezzo delle sigarette, fortemente condizionata dalla componente fiscale. In Italia il costo di un pacchetto non è determinato liberamente dal mercato, ma segue uno schema regolato in cui le imposte giocano un ruolo dominante.

Su un prezzo medio di riferimento, circa il 60% è rappresentato dalle accise, a cui si aggiunge un ulteriore 18-19% di IVA. Ciò significa che meno di un quarto del prezzo finale resta tra produttori e rivenditori.

Questo meccanismo consente allo Stato di intervenire direttamente sul costo dei prodotti, utilizzando la leva fiscale non solo per aumentare il gettito ma anche per orientare i comportamenti dei consumatori.

Aumenti diffusi e mercato coinvolto

I rincari non riguardano una fascia limitata di prodotti, ma si estendono a quasi tutte le categorie del comparto: sigarette tradizionali, tabacco trinciato e, in parte, anche le alternative come le sigarette elettroniche.

Le tabelle aggiornate mostrano aumenti generalizzati tra i 20 e i 50 centesimi a pacchetto per molti marchi, con prezzi che ormai superano stabilmente i 6 euro per le marche più diffuse e arrivano oltre i 7 euro per quelle di fascia alta.

Anche il tabacco trinciato registra incrementi significativi, con confezioni che raggiungono e superano i 10 euro, mentre le ricariche per sigarette elettroniche seguono una dinamica diversa ma comunque crescente, legata a coefficienti fiscali progressivi.

Dietro gli aumenti non c’è solo una logica economica. La strategia mira a colpire il consumo di tabacco, soprattutto tra i più giovani

L’obiettivo: meno fumatori e più entrate(www.ascosim.it)

Dietro gli aumenti non c’è solo una logica economica. La strategia mira a colpire il consumo di tabacco, soprattutto tra i più giovani, utilizzando il prezzo come deterrente.

Secondo le stime, il piano triennale dovrebbe garantire allo Stato circa 1,47 miliardi di euro di entrate aggiuntive.

Parallelamente, la pressione fiscale crescente tende a rendere il fumo sempre meno accessibile, contribuendo a un calo progressivo dei fumatori. È una dinamica già osservata in diversi Paesi europei, dove l’aumento dei prezzi ha inciso soprattutto sui consumatori occasionali e sulle fasce più giovani.

Un cambiamento destinato a durare

Il punto centrale non è tanto l’aumento immediato, quanto la traiettoria nel medio periodo. Il calendario già definito fino al 2028 indica che il costo del fumo continuerà a salire, con interventi graduali ma costanti.

Questo approccio evita shock improvvisi, ma costruisce nel tempo una trasformazione più profonda del mercato. Il fumo diventa progressivamente un’abitudine più costosa, meno accessibile e sempre più regolata.

Nel frattempo, il sistema fiscale resta lo strumento principale attraverso cui lo Stato interviene, confermando come il prezzo delle sigarette non sia semplicemente una questione commerciale, ma un terreno in cui si intrecciano salute pubblica, politica economica e scelte sociali.

E osservando l’andamento degli ultimi mesi, la direzione appare ormai tracciata: fumare, in Italia, costerà sempre di più.

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