Chi oggi ha poco più di trent’anni rischia di arrivare alla pensione con un assegno che coprirà appena poco più della metà dell’ultimo stipendio, e il dato non è teorico ma nasce da proiezioni sempre più concrete legate a lavoro, demografia e regole previdenziali.
Non è una sensazione diffusa o una paura generica: i numeri messi nero su bianco dal rapporto Censis-Confcooperative raccontano un cambiamento che riguarda già la vita reale di chi lavora oggi. Il punto non è quanto prendono gli attuali pensionati, ma cosa succederà ai trentenni che stanno costruendo la propria carriera adesso, spesso tra contratti fragili e stipendi che crescono poco.
Quanto vale davvero la pensione di oggi rispetto a quella di domani
Chi ha lasciato il lavoro nel 2020, con un percorso continuo e senza grandi interruzioni, ha potuto contare su un assegno pari a circa l’81,5% dell’ultima retribuzione. È un dato che per anni è stato considerato una sorta di riferimento implicito, quasi una garanzia di continuità tra lavoro e pensione.
Per chi oggi ha trent’anni, lo scenario cambia in modo evidente. Le proiezioni parlano di un tasso di sostituzione che scende al 64,8%. Tradotto in termini concreti, significa trovarsi con una distanza molto più ampia tra l’ultimo stipendio e la prima pensione, una differenza che passa da meno del 20% a oltre il 35%.
Non è solo una questione di percentuali: vuol dire dover rivedere abitudini, spese e aspettative, perché il passaggio alla pensione non sarà più un semplice cambio di fase, ma un vero ridimensionamento del reddito.
Stipendi bassi e meno lavoratori: il peso che si accumula nel tempo
Alla base di questa riduzione c’è un problema che accompagna il mercato del lavoro italiano da anni: i salari restano tra i più bassi in Europa rispetto alla ricchezza prodotta. La quota salari sul Pil è ferma a livelli molto inferiori rispetto a Paesi come Germania o Francia, e questo si riflette direttamente sui contributi versati.
Se si guadagna meno durante la vita lavorativa, inevitabilmente si accumula meno anche per la pensione. Ma non è l’unico fattore. A complicare il quadro ci sono le dinamiche demografiche, con una popolazione che invecchia e una riduzione prevista di milioni di persone in età lavorativa nei prossimi decenni.
Meno lavoratori significa meno contributi complessivi, mentre il numero dei pensionati cresce. È un equilibrio che si sposta lentamente, ma in modo costante, e che finisce per incidere sulle regole del sistema.
Il paradosso italiano tra spesa alta e assegni più bassi
C’è un elemento che rende il quadro ancora più complesso: l’Italia continua a essere uno dei Paesi europei con la spesa pensionistica più alta in rapporto al Pil. Nel 2023 ha raggiunto il 15,5%, ben oltre la media europea.
Questo dato potrebbe far pensare a un sistema generoso, ma la realtà è diversa, l’elevata spesa è legata soprattutto all’invecchiamento della popolazione, non a pensioni più ricche per le nuove generazioni. Anzi, proprio mentre si spende molto, gli assegni futuri tendono a ridursi.
È qui che emerge il paradosso: si paga molto oggi, ma si rischia di ricevere meno domani. E chi è nel mezzo, cioè chi lavora ora, si trova a sostenere un sistema che potrebbe restituire meno di quanto ci si aspetta.
Il lavoro che non basta più a garantire sicurezza
A rendere tutto più concreto c’è un altro dato che spesso passa in secondo piano: una parte crescente di chi lavora è comunque a rischio povertà. Tra i giovani, la percentuale è ancora più alta, segno che avere un’occupazione non basta più a garantire stabilità.
Questo aspetto si lega direttamente al tema pensionistico. Se le carriere sono discontinue, se i redditi sono bassi o intermittenti, anche il futuro previdenziale diventa più fragile. Non è qualcosa che si vedrà solo tra trent’anni, ma un processo che inizia già oggi.
La sensazione è che il sistema stia cambiando lentamente, senza un punto di rottura evidente ma con effetti che si accumulano nel tempo. E mentre si continua a lavorare dando per scontato un certo tipo di equilibrio, i numeri raccontano una traiettoria diversa, che prima o poi entrerà nella quotidianità di chi oggi pensa alla pensione come a qualcosa di lontano.








