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Pensioni, quasi metà degli italiani vive con meno di 750 euro: cosa raccontano davvero i dati Inps

Pensioni quasi met degli italiani vive con meno di 750 euro
Pensioni, quasi metà degli italiani vive con meno di 750 euro - ascosim.it

Quasi una pensione su due in Italia non supera i 750 euro al mese, un dato che da solo racconta più di tante analisi e che incide direttamente su come milioni di persone affrontano la vita quotidiana.

I numeri aggiornati dell’INPS mostrano un sistema che cresce nella spesa ma non negli importi medi percepiti. Al 2026 si contano oltre 21 milioni di pensioni, in lieve aumento rispetto all’anno precedente, mentre la spesa complessiva ha superato i 353 miliardi di euro.

La distanza tra spesa e assegni reali

Il dato più evidente riguarda proprio questo scarto. Da una parte cresce la spesa pubblica, dall’altra quasi il 47,5% delle pensioni resta sotto i 750 euro mensili. Si tratta di circa 9,7 milioni di assegni, una cifra che non si può leggere come un’eccezione.

La distribuzione è sbilanciata: una parte consistente, il 22,4%, si colloca tra i 750 e i 1.499 euro, mentre solo una minoranza, il 6,5%, supera i 3.000 euro. È una struttura che rende il sistema molto diseguale, soprattutto nelle aree dove il costo della vita è più alto.

Non tutte le pensioni basse dipendono da misure assistenziali. In molti casi derivano da carriere discontinue, lavori precari o periodi contributivi troppo brevi per garantire assegni più consistenti.

Il peso sulle scelte quotidiane

Un importo inferiore ai 750 euro non è solo un numero. Significa fare i conti con spese quotidiane sempre più rigide: affitto, bollette, alimentazione. Nelle grandi città, questo livello di reddito rende difficile mantenere una certa autonomia.

È qui che il tema delle pensioni smette di essere una questione tecnica e diventa qualcosa di concreto. Il margine di scelta si riduce, e spesso si finisce per rinunciare a spese considerate non essenziali, ma che incidono comunque sulla qualità della vita.

Non è una situazione uniforme, ma riguarda una parte molto ampia della popolazione anziana.

Il divario tra uomini e donne

Uno degli aspetti più evidenti riguarda il divario di genere. Le donne risultano più penalizzate: oltre il 53% delle pensionate si colloca sotto i 750 euro, contro il 35% circa degli uomini.

La differenza si ribalta nelle fasce più alte, dove la presenza maschile è nettamente superiore. Il motivo è legato a percorsi lavorativi diversi, con più part-time, interruzioni e stipendi medi più bassi per le donne.

Il sistema pensionistico riflette quindi una storia lavorativa che parte molti anni prima e che continua a influenzare il risultato finale.

Un sistema che cambia lentamente

Nel frattempo, il numero delle nuove pensioni è in calo. Nel 2025 sono state poco più di 1,5 milioni, in diminuzione rispetto all’anno precedente. Un segnale che indica un accesso più lento al pensionamento, anche per via delle regole più restrittive.

L’età media dei pensionati si mantiene intorno ai 74 anni, con differenze tra uomini e donne legate alla maggiore aspettativa di vita femminile.

Anche la distribuzione territoriale racconta qualcosa: il Nord concentra la quota maggiore di pensioni e di spesa, segno di assegni medi più elevati rispetto al Sud.

Il quadro che emerge non è semplice da interpretare in modo univoco. I numeri ci sono, ma dietro ogni cifra c’è una storia diversa, fatta di lavoro, interruzioni, scelte obbligate. E sono proprio queste differenze a rendere il tema delle pensioni qualcosa che continua a restare aperto, senza una risposta definitiva.

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